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mercoledì 19 ottobre 2011

La Casa del Diavolo e l'Orrido di Bellano

L'Orrido

Per cercare posti misteriosi e suggestivi a volte basta davvero mettere il naso fuori dalla porta. Non occorre infatti visitare il Maine kinghiano o il New England reinterpretato da H.P. Lovecraft per imbattersi in luoghi ricchi di fascino e di leggende inquietanti. Ne sono esempio la Casa del Diavolo e l'Orrido di Bellano, attigui l'uno all'altro ed entrambi situati sul Lago di Como, solitamente noto per le bellezze naturali e non per i richiami tenebrosi, pur presenti in angoli remoti e impensabili. 
Casa del Diavolo
L'Orrido è una gola naturale che si è formata 15 milioni di anni fa dalle acque del torrente Pioverna, che per erosione ha scavato una profonda gola tra Taceno e Bellano. Una serie di passarelle attraversano l'Orrido, permettendo così di ammirare le spelonche e il tumultuoso corso delle acque sottostante. In particolar modo desta impressione il crescente “canto” della cascata, sempre più possente man mano che ci si addentra nell'esplorazione dell'area. Esplorando questa gola la sensazione di straniamento può essere molto intensa, specialmente se si intraprende da soli la passeggiata, in una giornata silenziosa e ombrosa di quelle che spesso il Lario offre proprio in autunno. L'Orrido è stato da sempre apprezzato dalle famiglie bellanesi benestanti del passato, ad esempio i Denti che nel XV secolo sfruttavano già la forza delle cascate del fiume per la lavorazione del ferro. Nel XVII secolo divenne dimora di Cipriano Denti e poi ispirazione del poeta Boldoni. Una leggenda antica (e poco conosciuta) vuole che un valoroso guerriero di nome Taino Cameroni sia sepolto nelle acque dell'Orrido insieme al suo tesoro, accumulato in una vita di saccheggi e battaglie. Furono i suoi stessi seguaci a deviare il corso di un ramo della Pioverna per seppellire il loro capo, in eterno nascosto in un alveo subacqueo coi suoi preziosi.
All'inizio del percorso che conduce all'Orrido c'è la Casa del Diavolo (Cà del Diavol, in dialetto). È una torretta costruita a ridosso del fiume Pioverna. Non se ne conosce l'origine e la funzione ma da una stampa risalente al 1834 sappiamo che in quell'anno era già esistente. Annotazioni ancora più antiche fanno pensare alla costruzione della casa addirittura nel tardo '600, con lo scopo di controllare la navigazione lacustre. Il suo nome è legato alle figure mitologiche, fra cui un satiro, che decorano la facciata dell'ultimo piano. La torretta ha quattro piani e un fascino tutto suo, che ha fatto nascere numerose dicerie sulle reali funzioni di questo edificio.  Visti i simboli esoterici presenti abbondantemente sui muri della Casa del Diavolo molti sono pronti a giurare che lì, fino a poco tempo fa, si celebravano rituali satanici o pagani. 

(Alessandro Girola)



venerdì 16 settembre 2011

L'hotel maledetto di Bordighera

Fine '800, Bordighera, dalle parti della Via Romana. Adolf Angst, ricco imprenditore svizzero, arriva in paese con un obiettivo preciso in testa: costruire un lussuoso albergo e farne il fulcro del turismo borghese di mezza Europa. Angst aveva infatti intuito il potenziale di Bordighera, già allora meta ambita di molti villeggianti. Il terreno ideale per edificare la prestigiosa struttura era occupato però da un'unica casa, abitata da un'anziana signora di nome Ghella. Angst le fece molte pressioni per convincerla a vendere la casa, ma senza successo. La donna non voleva sapere di andarsene. Finché una notte un incendio divampò nella casa, bruciandola da cima a fondo. Il corpo di Ghella non venne mai trovato e nemmeno fu mai scoperta la causa dell'incendio. L'unico oggetto sopravvissuto al rogo era un fantastico specchio di antica fattura, che gli operai di Angst, oramai diventato proprietario del terreno, decisero di regalare al loro padrone. L'imprenditore lo trovò molto affascinante e decise di metterlo in bella vista nel nuovo albergo. Pochi mesi dopo l'hotel venne inagurato. Per mesi godette di uno straordinario successo, attirando turisti da tutto il mondo. I servizi che offriva erano ottimi, il luogo incantevole. Tuttavia non ci volle molto affinché alcune voci bizzarre si diffondessero. Nell'albergo, di tanto in tanto, accadevano episodi inquietanti: rumori misteriosi che nascevano dal nulla, porte sbattute nel cuore della notte, passi in corridoi dove apparentemente non stava camminando nessuno. Il signor Angst era il più colpito da questi eventi soprannaturali, visto che spesso e volentieri trovava dei lunghi capelli bianchi nella sua stanza da letto. Nel 1887 una scossa di terremoto danneggiò pesantemente l'hotel. Molti ospiti presenti a un ricevimento al momento del sisma dichiararono di aver visto improvvisamente le finestre e gli specchi oscurarsi. Altri giurarono di aver sentito anche una risata riecheggiare nella sala. Angst invece era convinto di aver visto addirittura lo spettro della vecchia Ghella che usciva dallo specchio pochi secondi prima della scossa di terremoto. L'hotel venne ristrutturato e riaprì i battenti. I fenomeni ricomparvero quasi subito. L'imprenditore aveva però oramai un chiaro indizio riguardo alla loro natura. Fece coprire lo specchio con un telo e di colpo queste manifestazioni spiritiche cessarono di tormentare gli ospiti dell'albergo, tranne per qualche lugubre urlo di dolore che ogni tanto scuoteva il silenzio della notte. Però la vittoria di Angst fu effimera. Nel giro di poco tempo si ammalò. Ci vollero molti anni prima che morisse, nel 1924. Furono anni di sofferenza e di miseria, visto che nel 1917, in piena Grande Guerra, l'hotel fallì e fu riconvertito in ospedale militare. Qualche tempo dopo anche questa struttura venne chiusa e l'hotel divenne un posto abbandonato come tanti. Abbandonato lo è tuttora. Chi lo desidera può sfidare le ordinanze comunali ed esplorarlo, a dispetto della struttura cadente e della brutta gente che ogni tanto frequenta il vecchio hotel: tossici, ma anche appassionati di Messe Nere. Sarà la suggestione del luogo, ma più di un visitatore ha dichiarato di aver udito rumori strani durante l'esplorazione dell'edificio in disuso. Qualcuno ha perfino affermato di aver visto la sagoma di una donna gobba nascondersi tra i cespugli invasivi che ormai crescono un po' ovunque. C'è anche un altro particolare che lascia basiti: ogni scritta tracciata sui muri dell'hotel scompare il giorno dopo, come se qualcuno si premurasse di cancellarla in fretta e furia. E il vecchio specchio di Ghella? Nessuno l'ha più visto. 

(Alessandro Girola)


lunedì 8 agosto 2011

Leggende, storie e mostri delle Valtellina (e dintorni)

Le gite di fine settimana in montagna sono appuntamenti irrinunciabili che ogni estate cerco di fare a week end alterni.
Nonostante sia un tipico vizioso (e viziato) abitante di città, ogni tanto mi piace rigenerarmi in un contesto in cui la modernità – comunque dilagante e invasiva – fatica ancora un po' a inglobare tutto.
Certo, oramai è difficile trovare delle località di montagna, se si eccettua qualche borgo isolato per mere ragioni geografiche, non invase da torme di aperitivari milanesi in trasferta tattica a bordo di costosissimi SUV. È un peccato vedere che tocca alla gente di montagna adattarsi a questa invasione lanzichenecca, e non viceversa. I cittadini chiedono locali alla moda? Facciamoglieli. Vogliono piste da sci? Eccole, con tutti i comfort del caso.
Ricordo che fino a una quindicina di anni fa i montanari erano molto più recalcitranti ad accogliere i forestieri. Probabilmente le vecchie generazioni conservavano quella tipica diffidenza di chi cresce lontano dai deliri della gente di pianura, quindi non vedevano di buon occhio chi tentava di imporre un altro modo di vivere a casa loro. Ora invece si preferisce mungere i ricchi turisti del fine settimana, piuttosto che le mucche.

Meglio quindi ricordare quel senso di mistero e riverenza che i monti ispirano a chi ancora riesce a fermarsi ad ascoltare, tra una suoneria di cellulare e un MP3. Non a caso le valli italiane sono zeppe di leggende e storie popolari che le vedono abitate da streghe, orchi, uomini selvatici, fantasmi e diavoli. Oggi vi parlerò di alcuni miti che riguardano la Valtellina e i suoi dintorni, luoghi che sono spesso meta del mio girovagare estivo.

La bestia del Diavolo

È particolarmente viva, in molti paesi della Valtellina, la leggenda della “cavra bésüla”, chiamata nella versione maschile “caurabésül”. Si tratterebbe di una capra (o di un caprone) che segnala la sua presenza emettendo un verso lamentoso e terrificante.“Bésüi”, in dialetto locale, significa infatti “urla disumane”. Il suono sinistro di qualche animale notturno induceva a immaginare la sua presenza: fatto sta che, come raccontavano un tempo gli anziani ai bambini, addentrarsi di notte in un bosco, soprattutto se si aveva la coscienza sporca per qualche cattiva azione, significava esporsi al rischio di vedersi comparire innanzi questo animale orribile e famelico, presentato, di volta in volta, come manifestazione del Demonio, di qualche strega o di qualche anima dannata particolarmente cattiva.

I dannati che tornano nelle valli

Il Sommo Poeta Dante ci insegna che le pene infernali obbediscono sempre alla regola del contrappasso. Nel suo Inferno immagina i golosi immersi in una fanghiglia fetida. Più mite sorte tocca invece ai golosi della Val di Togno, condannati in eterno a cibarsi della poca erba offerta dai magri pascoli della valle. I vecchi assicurano che, all’ultimo rintocco della mezzanotte, la valle, da Ca’ Brunai, nel suo settore di mezzo, fino all’alpe Painale, dove si chiude, si popola di ombre misteriose che, anche nella fattezza di capre, si avventano fameliche su quei cespugli che non potranno mai spegnere la loro fame. Si tratta delle anime dei golosi, qui confinati e condannati a cibarsi dei miseri cespugli d'erba amara.
Anche Giuseppina Lombardini (cfr. Ezio Pavesi, Valmalenco, Cappelli Editore, 1969) parla di questa leggenda, secondo la quale dopo i rintocchi di mezzanotte della campana della distrutta chiesetta di S. Eusemio a Sondrio, sulla mulattiera che da Ca' Brunai porta al laghetto di Painale le spettrali ombre dei golosi sondriesi si affollano per divorare avidamente la scarsa erba.
Aurelio Garobbio, in Montagne e valli incantate (Cappelli editore, Rocca S. Casciano, 1963) aggiunge che le anime dei ricchi sondriesi trapassati escono a mezzanotte dalle case Botterini, Sassi, Lavizzari e Sertoli, dal Cimitero, dall'Ospedale e dall'Enologica Valtellinese, e si avviano su per la Valmalenco, aggrappandosi a rupi e arbusti, divorando erbe e vermi, con una voracità mostruosa.

I Mani oscuri

La leggenda dei Mani della omonima regione, la Val di Mani, è ancora più particolare. Questi sarebbero oscuri spiriti – forse derivati dalle medesime divinità minori del pantheon romano – che abitavano i recessi oscuri della valle cui li lega il nome, uscendone però spesso, a danno dei Cristiani, detestati per aver messo al bando i culti pagani, tra cui il loro.
Eccoli allora imperversare su campi e alpeggi: con il loro fetido fiato li rendevano brulli e desolati, prosciugavano le mammelle delle mucche, rendevano difficile perfino alle donne concepire i figli. Il loro alito pestifero diffondeva ovunque morte e desolazione.
Un giorno un sant'uomo dotato di vera fede, Don Sebastiano, riuscì nell'intento di esorcizzarli dalla valle. A quanto pare durante il rituale riuscì a vedere coi suoi stessi occhi una torma di figure oscure, i Mani. Prima di andarsene, banditi dalle preghiere del prete, essi gli promisero che sarebbero tornati. Spaventato, Don Sebastiano disse loro che avrebbero potuto trovar pace nella vicina Val di Togno, e i Mani lo ascoltarono. Peccato che quella promessa fu dettata solo dalla necessità del sacerdote di liberare la sua gente, senza curarsi delle conseguenze. Infatti, arrivati nella valle sull'altro versante del monte, i Mani iniziarono a spargere lì la loro influenza mefitica. Essa si fa sentire ancora oggi, perché si attende un nuovo don Sebastiano che abbia la sufficiente statura di santità per porvi fine.

(Fonte: http://www.paesidivaltellina.it/)

(Alessandro Girola)


mercoledì 11 maggio 2011

L'Almanacco del Crepuscolo: Draghi e Dinosauri in Lombardia

Vi siete mai fermati a pensare come appariva la nostra bella Lombardia nel lontano passato? Oggigiorno siamo fin troppo abituati alla Milano da bere, ai turisti chiassosi che affollano i laghi, alle comitive che se ne vanno a spasso per rifugi alpini chiacchierando al cellulare. Difficile quindi immaginare che in un'epoca lontanissima questa regione era occupata da un bacino lacustre talmente grande che qualcuno oggi lo definisce “il mare di Milano”.

In realtà si trattava di un lago a cavallo tra l'alta e la bassa Pianura Padana, probabile eredità del Cretaceo. La sua estensione è ancora in discussione tra gli esperti, ma doveva comprendere una vasta zona che andava da Brembate a Lodi, tangendo Crema lungo la sua costa orientale. Al centro del bacino d'acqua dolce c'erano anche diverse isolette, tra cui Fulcheria, spesso citata nelle cronache antiche e ora scomparsa del tutto.

Questo lago ha anche un nome: Gerundo, termine che deriverebbe dal dialettare “ghiaia”, o “sasso”. Ciò che rimane di esso è oramai ben poco: qualche cava, un terreno molto fertile, ma null'altro. Eppure il Gerundo un tempo doveva essere ricco di fauna acquatica particolare, visto le numerose strane bestie che venivano spesso avvistate dalle popolazioni locali nel Medioevo. Bestie che diedero vita a numerose leggende locali su draghi e mostri che infestavano villaggi e anfratti.



Ciò che forse non tutti sanno è che alcuni resti di questi presunti draghi sono tutt'oggi custoditi in diverse chiese della Lombardia, guardacaso dislocate su quelle che un tempo erano le sponde estreme del Gerundo. La più famosa di queste “reliquie” è forse la la costola di drago appesa all'abside della chiesa di Almenno San Salvatore, in provincia di Bergamo. Si tratta di un osso lungo ben 260 centimetri, che la leggenda vuole essere un trofeo donato alla comunità locale dal cavaliere che sconfisse il mostro, il quale aveva la sua tana alla foce del Brembo. In realtà gli studi moderni fanno pensare che si tratti piuttosto di un osso di balena, il che potrebbe confermare la teoria che vuole il Gerundo come ciò che rimaneva di un mare preistorico.



Un'altra costola di drago, alias osso di balena, è esposto in bella mostra in un altro paese della zona, Paladina. Alcuni naturalisti sostengono però che questo secondo reperto, più piccolo rispetto a quello di Almenno, (170 centimetri) appartiene invece alla carcassa di un mammut.Anche nella chiesa di San Bassano a Pizzighettone è presente un resto misterioso. Sulla facciata è infatti visibile un arco d’osso che, secondo la tradizione locale, doveva appartenere alla costola di un animale primitivo o di un drago. In questo caso gli zoologi sono propensi a identificarlo coi resti di qualche serpentone di dimensioni inusuali che infestava la vicina palude, non a caso una propaggine del Gerundo.

Il corpo del drago più famoso dell'epoca, Tarantasio, manca invece all'appello. Vero e proprio mostro di Loch Ness ante litteram, Tarantasio era temuto in un'area che andava dal lodigiano al cremasco. A lui erano attribuite sparizioni di bambini e affondamenti di imbarcazioni fluviali, ma anche il diffondersi della febbre gialla, causata dal suo alito velenoso. Le spoglie di Tarantasio vennero scoperte durante la bonifica del lago, ma andarono disperse a inizio '800, e da allora nessuno le ha più viste.

Nella chiesa di S.Maria Annunziata di Ponte Nossa, sempre dalle parti di Bergamo, è invece custodito il corpo imbalsamato di un coccodrillo lungo tre metri, ammazzato nelle acque del Serio attorno al 1500. In S.Maria del Monte (Varese) si può invece vedere solo la pelle di un altro coccodrillo, ucciso circa duecento anni più tardi, nel 1700.



Gli studiosi hanno avanzato diverse supposizioni riguardo alla provenienza di queste bestie, abituate a climi caldi. La più accreditata di esse sostiene che i coccodrilli erano regolarmente commerciati in Lombardia da alcuni mercanti arabi, ma poi sfuggiti dai serragli dei nobili che li avevano acquistati. Altri parlano invece di “fossili viventi”, retaggio dei tempi antichi in cui il clima della Pianura Padana era subtropicale.Di certo in passato era facile scambiare tutti questi animali per mostri mitologici, draghi e viverne. Esporre i loro resti mortali nei luoghi di culto dimostrava la superiorità della Chiesa e dei suoi cavalieri sulle creature infernali che minacciavano il quieto vivere del popolino.

E ora? Siamo sicuri che in Lombardia non ci siano più “draghi”? O forse in qualche laguna poco battuta dei laghi meno turistici...










(Nero Cafè - Alessandro Girola)

martedì 19 aprile 2011

L'Almanacco del Crepuscolo: Villa Magnoni

Nell'immaginario collettivo l'Italia viene vista da sempre come la terra del sole, del mare, della bella vita, dell'arte e del divertimento. Tuttavia basta indagare un po' nel folklore popolare per scovare storie oscure, leggende inquietanti e luoghi misteriosi tali da fare invidia a certe famose ambientazioni gotiche mitteleuropee. Ogni regione possiede infatti il suo bel corredo di fantasmi, streghe, case maledette e anfratti misteriosi. In questa rubrica cercherò di illustrarvi alcuni casi tra i più intriganti, e probabilmente anche poco noti al grande pubblico.

Cominciamo oggi col parlare di Villa Magnoni, situata a Cona, un paesino in provincia di Ferrara. Un complesso abbandonato da tempo, costituito dall'edificio residenziale, dalle stalle, da un ampio giardino e da una ghiacciaia scavata nel terreno. Essendo situata ai margini di un boschetto, isolata da altre abitazioni, la villa ha tutti i presupposti per candidarsi a “casa maledetta” della zona.

Il mistero è accentuato anche dal fatto che il complesso sembra refrattario alla compravendita. Diversi anni fa un noto imprenditore della zona tentò a più riprese di acquistare Villa Magnoni, ma non riuscì in alcun modo a contattare l'elusivo proprietario, o i suoi eventuali eredi. Al momento l'edificio sembra essere passato in gestione alla Croce Rossa Italiana, non sappiamo se per esproprio da parte comunale o con regolare acquisto. A quanto pare la stessa CRI non sembra avere particolare fretta di venderla, anche se teoricamente potrebbe fruttare un bel po' di soldi, visto la posizione esclusiva e tranquilla in cui è edificata la villa.

Di certo la leggenda macabra che grava sull'edificio fin dagli anni '80 non contribuisce a un'asta al rialzo per accaparrarselo. Metà degli '80, data non meglio precisabile. Quattro ragazzini stanno gironzolando nel cortile di Villa Magnoni, attirati, come un po' tutti gli adolescenti, dal fascino oscuro delle case abbandonate. A un certo punto decidono di entrare. Del resto la villa ha diverse finestre molto ampie, anche a pian terreno, tutte aperte e accessibili. Il complesso è già abbandonato da qualche anno e non pochi bambini della zona vengono qui a trascorrere qualche oretta avventurosa, nei caldi pomeriggi d'estate. Ma questa volta qualcosa succede davvero.



Mentre i ragazzini stanno esplorando un'ala della villa sentono delle voci provenire esattamente dall'altro lato dell'edificio. Sbirciando scoprono che c'è una vecchia, affacciata alla finestra del primo piano, che sbraita contro di loro, minacciando terribili punizioni per l'intrusione. È una presenza bizzarra, visto che Villa Magnoni è abbandonata da tempo nonché inabitabile. A ogni modo i giovani esploratori non ci pensano su troppo e se la danno a gambe, spaventati dalla megera sbucata da chissà dove.

Poche ore dopo, verso sera, tre ragazzini del gruppo vengono coinvolti in un terribile incidente stradale e perdono la vita. Del quarto oggi non si sa più nulla, né il nome né l'attuale residenza. Sta di fatto che qualche mese più tardi il comune fa murare gli ingressi alla villa, a forte rischio di crollo. Qualche settimana dopo una sola finestra appare di nuovo libera (ossia senza più muratura): nemmeno a dirlo è quella da cui si sarebbe affacciata la misteriosa vecchia incontrata dagli sfortunati esploratori.



Attualmente la casa è ancora abbandonata e semidiroccata. Oltre a essere frequentata da alcuni appassionati di wargame, è meta anche di appassionati del mistero. Ogni tanto qualcuno riferisce di aver sentito dei sussurri femminili all'interno della villa, ma è impossibile capire se si tratta solo di suggestioni o di chissà che altro. In ogni caso Villa Magnoni è tuttora disabitata e invenduta. Evidentemente non gradisce ospiti fissi, e nel caso sa come cacciarli...

(Nero Cafè - Alessandro Girola)





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